Biografia

Fausto Zonaro in abiti da Pascià (fotografia di Elisa Zonaro).

Fausto Zonaro nasce il 18 settembre 1854 a Masi, un piccolo paese lungo l’Adige in provincia di Padova, primogenito di sei figli, da Maurizio Zonaro ed Elisabetta Bertoncin. Il padre, muratore come i suoi antenati, spera di trasmettere al figlio la stessa professione. Tuttavia, sin dalla più tenera età, Fausto dimostra una spiccata inclinazione per il disegno e, a soli dodici anni, con l’approvazione paterna, inizia a frequentare l’Istituto Tecnico di Lendinara, a 12 km dal suo paese natale. Ogni giorno percorre quella distanza a piedi nudi, portando le scarpe al collo per non consumarle. Durante gli anni scolastici, si distingue per talento e dedizione, acquisendo abilità sempre più evidenti.

Concluso il percorso a Lendinara, prosegue gli studi a Verona, all’illustre Accademia Cignaroli, allora diretta dal celebre Napoleone Nani. Può iscriversi grazie alla generosità della nobildonna padovana Stefania Omboni, impegnata nel sociale e nel sostegno ai giovani artisti. A Verona, Zonaro stringe amicizia con futuri maestri dell’Ottocento veneto come Giacomo Favretto, Angelo Dall’Oca Bianca e Alessandro Milesi.

Successivamente si trasferisce a Venezia, dove apre una piccola scuola di pittura nei locali di Palazzo Pesaro, sul Canal Grande. Qui dipinge piccole tavolette di paesaggio per i turisti, ma anche opere più ampie sulla vita quotidiana veneziana: fanciulle nei campielli, feste popolari, venditori ambulanti. Tra gli allievi della scuola, spicca una giovane donna, Elisabetta Pante, figlia di un ingegnere di Belluno, che diverrà sua compagna nella vita e nell’arte.

A Venezia conosce anche il Duca Paolo Camerini, che diventerà un caro amico e uno dei suoi primi e più importanti mecenati. Camerini, oltre ad acquistare alcune sue opere, gli commissiona un ciclo pittorico per un salotto della sua villa a Piazzola sul Brenta, oggi nota come Villa Simes-Contarini. Si tratta dell’unico ciclo pittorico realizzato da Zonaro: una trentina di pastelli eseguiti tra il 1887 e il 1889 raffiguranti vedute di Napoli e dei suoi dintorni, incastonati nei muri e incorniciati da stucchi in gesso. Purtroppo, il ciclo è andato perduto a seguito di un furto avvenuto circa dieci anni fa, ma ne restano testimonianze fotografiche.

Già da alcuni anni Zonaro frequenta Napoli, dove diventa amico di importanti pittori locali, tra cui Attilio Pratella. Affascinato dalla vitalità della città, dai colori e dalla vivacità popolare, realizza numerose tele di grandi dimensioni dedicate alla vita quotidiana, oltre a tavolette di paesaggio, spesso dipinte sulle pendici del Vesuvio. Il capolavoro di questo periodo è “Il banditore” (1886), in cui ritrae il celebre “Pazzariello”, figura simbolo del folklore napoletano, che persino Totò interpreterà nel film L’oro di Napoli.

Tra il 1885 e il 1888, Zonaro si muove tra Venezia e Napoli senza una direzione precisa. Egli stesso ricorderà questo periodo come confuso e privo di tracce significative: “Fu un periodo duro ed avverso… Le mie esperienze di quei tempi sono solo un ricordo confuso e indistinto, come se, invece di viverle, le avessi soltanto sognate…”.

Il 1888 segna un anno decisivo per la sua formazione: si reca a Parigi, capitale mondiale dell’Impressionismo, dove si confronta con i grandi maestri del tempo. Sebbene vi rimanga solo un anno, questo soggiorno rappresenta un momento fondamentale per lo sviluppo della sua tecnica. Il suo stile, fusione originale tra Impressionismo francese, colorismo veneto e realismo napoletano, non subirà più mutamenti. Rimarrà sempre fedele a se stesso, fino alla fine. Il suo stile oscilla tra un Impressionismo “di superficie”, adatto alla rapidità dei bozzetti all’aperto, e una pittura più elaborata e particolareggiata, eseguita in studio, caratteristica della tradizione italiana ottocentesca. Il filo conduttore della sua opera sarà sempre la luce, che studierà e interpreterà con crescente maestria.

Fausto Zonaro al cavalletto in una Moschea (fotografia dell’ultimo decennio del XIX secolo).

Nel 1891, mosso dal fascino dell’Oriente descritto da Edmondo De Amicis nel libro Costantinopoli, Fausto ed Elisa decidono di visitare la città alla ricerca di nuove ispirazioni. Elisa parte per prima, da sola, armata solo del suo diploma di maestra e di una forte intraprendenza. A Costantinopoli, attraverso la Reale Ambasciata d’Italia, inizia a costruire una fitta rete di contatti, mantenendosi con lezioni di disegno e d’italiano, e affittando due casette di legno nel quartiere di Pera.

Ricevuto il via libera da Elisa, Zonaro parte da Venezia, continuando a dipingere anche durante il viaggio, come dimostrano alcune tavolette raffiguranti Ancona, Bari, Corfù, Patrasso e Atene. All’arrivo a Costantinopoli, resta profondamente colpito dalla luce e dall’atmosfera della città. Inizia allora ad osservare con attenzione l’ambiente per poterne cogliere appieno le peculiarità. Le prime opere, dedicate alla vita quotidiana turca, sono destinate prevalentemente al mercato dei turisti e dei commercianti.

Tra il 1891 e il 1896, la fama di Zonaro cresce costantemente, culminando nella nomina a Pittore di Corte. Questo successo si deve in gran parte ad Elisa, divenuta sua moglie, che intuisce l’importanza della visibilità mediatica. Non bastano più i contatti personali: è necessario che i quadri di Zonaro vengano pubblicati sulle riviste d’arte europee più accreditate. Con grande determinazione, Elisa si reca a Parigi, accompagnata dal figlio Fausto I (nato nel 1892), per apprendere l’arte della fotografia, diventando probabilmente la prima donna europea diplomata in questa disciplina.

Fausto Zonaro al lavoro sulle alture del Bosforo (fotografia di Elisa Zonaro).

Tornata a Costantinopoli, con tutta l’attrezzatura fotografica, inizia a documentare sistematicamente l’opera del marito e a inviare le immagini alle principali riviste d’arte. Il successo è immediato: gli articoli si moltiplicano, e Illustrirte Zeitung di Lipsia pubblica addirittura “Il banditore” in copertina. La notorietà di Zonaro cresce a dismisura e gli Ambasciatori accorrono a conoscerlo. L’ambasciatore russo Alexander Nelidov gli mette a disposizione un salone nell’Ambasciata di Russia per aprire una scuola di pittura, frequentata da membri dell’aristocrazia e persino da esponenti della corte ottomana.

Proprio Nelidov, con l’ambasciatore italiano Panza, presenta al Sultano Abdulhamid II l’opera Il Reggimento Imperiale di Ertogrul sul Ponte di Galata. Il quadro, frutto di numerosi studi dal vero, viene acquistato dal Sultano, che nomina Zonaro Pittore di Corte e gli assegna un lauto stipendio. Abdulhamid II si dimostrerà sempre generoso e benevolo nei suoi confronti, affidandogli ritratti dei figli, quadri celebrativi come l’ingresso di Maometto II a Costantinopoli avvenuta il 29 maggio del 1453, la copia del celebre ritratto di Maometto II di Gentile Bellini, regalie in denaro, titoli quali Colonnello dell’Esercito e in seguito Pascià, doni quali un palazzo di tre piani ad Akaratler, nel distretto di Besiktas, il quartiere a ridosso di Jeldiz adibito ad abitazioni dei funzionari di Palazzo a seguito della realizzazione di un quadro celebrante la vittoria dei Turchi sui Greci avvenuta nel 1897, commissioni straordinarie quali la sistemazione degli appartamenti destinati all’Imperatore di Germania Guglielmo e dell’Imperatrice in visita ufficiale a Costantinopoli nello stesso 1897, più la realizzazione di alcuni quadri celebrativi dell’incontro. Ed è proprio in questa occasione, mentre riordina e sistema la quadreria nelle stanze destinate agli Imperiali, che Zonaro incontrerà per la prima volta il Sultano Abdulhamid.

Zonaro riceve anche importanti riconoscimenti ufficiali: nel 1894 è nominato Cavaliere, nel 1897 Grand’Ufficiale, e nel 1904 Commendatore della Corona d’Italia. Vive nel palazzo di tre piani donato dal Sultano, che trasforma in galleria permanente. La sua casa diviene centro culturale di fama internazionale. Tra i visitatori figurano il Principe di Napoli con la consorte, l’astronomo Camille Flammarion, Winston Churchill, il Principe Abdulmecid, Enver Bey e molti altri.

Il grandioso Palazzo ad Akaratler, dono del Sultano al proprio pittore di corte, in segno di riconoscenza per le opere in cui Zonaro immortalò la storia dell’Impero Ottomano (fotografia di Elisa Zonaro).

Elisa continua a documentare le opere del marito, insegna pittura alle donne dell’Harem, confeziona oggetti artistici personalizzati con le immagini delle opere, guadagnandosi onorificenze che la elevano al rango delle mogli degli ambasciatori.

Tra il 1898 e il 1909, gli anni sono intensi, segnati da grande produzione artistica. Zonaro continua a dipingere en plein air, evitando ogni forma di orientalismo stereotipato. Le sue opere, pur raccontando l’Oriente, mantengono uno stile personale, privo di accademismi o concessioni da cartolina.

Il tramonto del pittore in Oriente coincide con la caduta del Sultano Abdulhamid nel 1909, rovesciato da Enver Bey e dai Giovani Turchi. Nonostante le amicizie influenti, a Zonaro viene chiesto di pagare l’affitto del palazzo ricevuto in dono. Impossibilitato a provarne la proprietà, deluso e amareggiato, decide di tornare in Italia, dove non farà mai più ritorno a Costantinopoli.

Dopo una lunga ricerca, si stabilisce a San Remo, all’epoca città cosmopolita, capitale incontrastata della Belle Époque italiana e meta prediletta della nobiltà europea. Ancora una volta, Fausto Zonaro ricomincia da capo, ricostruendo la propria vita con determinazione. Intraprende un’intensa attività espositiva, organizzando mostre in tutta la Liguria e nella vicina Costa Azzurra. Apre un atelier permanente e si dedica con passione a piccole vedute su tavoletta che ritraggono scorci di città come Genova, Rapallo, Bordighera, Mentone, Nizza, Cannes, Monte Carlo e Antibes. Accanto a queste opere, si cimenta con successo nella ritrattistica a pastello, molto apprezzata dall’aristocrazia e dall’alta borghesia, sempre più desiderosa di possedere un ritratto personale. Continua inoltre a riprodurre scene di soggetto orientale, che incontrano sempre il favore del pubblico, oppure si abbandona alla memoria, dando vita a opere pervase da una struggente nostalgia per un mondo scomparso. Emblematico è il ritratto della figlia Mafalda in costume da odalisca, considerato uno dei vertici assoluti della sua produzione artistica.

Nel 1926, a Villa Magnolia di Sanremo, si spegne in esilio Maometto VI, l’ultimo sultano dell’Impero Ottomano, deposto ormai da tre anni, e fratello di Abdulhamid. Tre anni più tardi, il 19 luglio 1929, muore anche Fausto Zonaro, ormai cittadino onorario di Sanremo. Riceve solenni onoranze pubbliche e viene sepolto nel cimitero monumentale della Foce, dove tuttora riposa.

La villa a Sanremo immersa nel verde che il pittore si costruì a poca distanza dal nuovo studio.
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